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Il Giglio Magico di Renzi accerchiato dalle procure

I fedelissimi di Renzi sono sempre più alle strette. L’ultima inchiesta riguarderebbe Lotti. E ha un’eredità pesante: quella della guerra sulle nomine nella Finanza e lo spostamento di De Caprio firmato da Del Sette.

«Servi sciocchi». Bisogna partire da una frase contenuta nella lettera di congedo inviata da Sergio De Caprio, il capitano Ultimo, ai suoi uomini del Noe nell’agosto del 2015 per capire l’inchiesta su Consip, la centrale acquisti della nostra pubblica amministrazione, che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati dell’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio e ora ministro allo Sport Luca Lotti e del generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette, come raccontato dal Fatto Quotidiano. In quella lettera De Caprio, che era appena stato esautorato dalle sue mansioni, scriveva: «Continuerete la lotta contro quella stessa criminalità, le lobby e i poteri forti che le sostengono e contro quei servi sciocchi che, abusando delle attribuzioni che gli sono state conferite, prevaricano e calpestano le persone che avrebbero il dovere di aiutare e sostenere». Un attacco ai vertici dell’Arma che lo avevano deposto? Proprio Del Sette venerdì 23 dicembre era in conferenza stampa al fianco del nuovo ministro dell’Interno Marco Minniti per commentare l’uccisione di Anis Amri a Sesto San Giovanni: una presenza non casuale per confermare la fiducia dello Stato al generale. Ricordare lo spostamento di Ultimo dal Noe (ora De Caprio lavora nei servizi segreti, ndr) è utile per raccontare una guerra che si sta consumando da almeno due anni all’interno delle forze dell’ordine, tra carabinieri e guardia di finanza.

BATTAGLIA NELLE FORZE DELL’ORDINE. Ma è una battaglia che colpisce in pieno soprattutto il Giglio Magico dell’ex premier Matteo Renzi, formato appunto dal ministro allo Sport Lotti, dall’ex ministro per le Riforme Maria Elena Boschi e da Marco Carrai, Richelieu del premier e “appassionato” di cybersecurity. Sconfitto al referendum costituzionale, Renzi vede spuntare ogni giorno nuove inchieste della magistratura, da ultimo persino quella di Milano sul sindaco renziano Beppe Sala, di nuovo trascinato nelle indagini su Expo 2015 dalla procura generale. La battaglia all’interno delle nostre forze dell’ordine nasce soprattutto prima e dopo la tornata di nomine nelle Fiamme gialle, con l’incarico affidato nello scorso maggio a Giorgio Toschi, anche lui guarda caso presente alla conferenza stampa di Minniti per la morte del presunto attentatore della strage di Berlino.

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Fu una battaglia sofferta quella per la successione a Saverio Capolupo, avvelenata dalle inchieste su Cpl Concordia, la cooperativa multiutility modenese del settore energia, su cui aveva lavorato proprio Ultimo, dove spuntarono le intercettazioni del 2014, pieno governo Letta, tra l’allora generale Michele Adinolfi e Renzi. Lo scandalo fu pesante, anche perché vi erano frasi che riguardavano, oltre all’ex presidente del consiglio Enrico Letta, l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e i presunti “altarini” del figlio Giulio. Adinolfi che era stato comandante interregionale Toscana nel 2011 se ne andò. Ma le polemiche continuarono, anche perché poi venne fuori di una cena proprio tra Toschi e Adinolfi dove si lamentavano della proroga del governo Letta a Capolupo come numero uno della Finanza. Malignità, veleni, ambizioni e contatti con la politica che si sommano appunto alla cacciata di Ultimo, che fu firmata proprio dopo l’uscita di quelle intercettazioni dal comandante generale dell’Arma dei carabinieri Del Sette, ora indagato per presunta fuga di notizie nell’inchiesta Consip. Con lui finisce indagato pure il generale dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia, comandante della Legione Toscana, 58 anni, uno tra i più stimati nella “beneamata”.

IN GIOCO LE DELEGHE DI GOVERNO. Del resto l’inchiesta di Napoli in mano a Henry John Woodcock è stata portata avanti proprio dagli uomini Noe, l’ex squadra di Ultimo. E riguarda il più grande appalto che al momento è in corso in Europa nel settore della pubblica amministrazione e bandito da Consip, la società del ministero dell’Economia che gestisce gli acquisti della Pa. Sul piatto ci sono gli approfondimenti che i pm partenopei Woodcock, Carrano e Parascandolo stanno svolgendo sulla torta da 2,7 miliardi di euro per le forniture sui servizi gestionali di uffici pubblici, università e centri di ricerca, i cosiddetti facility managament. Tre dei lotti in ballo sono finiti alle società di Alfredo Romeo, imprenditore su cui la procura di Napoli sta indagando per associazione a delinquere e corruzione. Nell’ambito dell’inchiesta però sono finiti anche nomi più pesanti: da Del Sette a Lotti, tirato in ballo dall’amministratore delegato di Consip, ed ex assessore alla sanità di Regione Toscana, Luigi Marroni. Lotti dal canto suo si è difeso negando di aver mai parlato delle gare Consip con Marroni e dando la sua disponibilità a essere ascoltato: «È una cosa che non esiste e non ho voglia di lasciarla sospesa». E c’è pure chi fa notare che l’inchiesta è nata nei giorni in cui il nuovo esecutivo di Paolo Gentiloni sta decidendo le deleghe di governo. A Lotti rimarranno quella del Cipe o la prenderà il neo ministro per la Coesione Territoriale Claudio De Vincenti?

Boschi, ora a servizio delle Istituzioni

Nel mirino degli investigatori è finito anche Simone Tani, dirigente del comune di Firenze e assessore a Palazzo Vecchio all’inizio degli Anni 2000. A febbraio del 2016 Tani è entrato nel Nucleo tecnico per il coordinamento della politica economica del Cipe, dove si aprono o si chiudono i rubinetti delle opere pubbliche. Per lui un incarico da 80 mila euro fino al 31 gennaio 2018. In questi giorni l’ex assessore è stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Firenze nell’inchiesta sull’ippodromo Le Mulina del capoluogo toscano. Per Tani, come per altri cinque indagati, l’accusa è di turbativa d’asta in relazione alla gestione dell’ippodromo finito in gestione alla società Pegaso srl. Tani era uno dei componenti della commissione che aveva assegnato la gara.

LE INDAGINI DI CIVITAVECCHIA E PERUGIA. Intanto, tra uno slalom e l’altro, il Giglio magico per ora se la cava. Nell’inchiesta su Etruria il nome di Pierluigi Boschi, padre di Maria Elena, non compare nell’avviso di chiusura indagini relative al dissesto della banca. Allo stesso modo tutto il top management della banca, cioè l’ex presidente Giuseppe Fornasari, l’ex dg Luca Bronchi e il direttore centrale Davide Canestri, è stato scagionato in sede di udienza preliminare nel filone riguardante l’ostacolo alla vigilanza di Bankitalia. Tuttavia rimangono aperti i filoni sui cui indagano i magistrati di Civitavecchia e Perugia riguardo le obbligazioni subordinate vendute ai correntisti. Qui le indagini sono ancora in corso e non sono esclusi nuovi coinvolgimenti dei vertici della banca.

Di infosannio.wordpress.com

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